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RIFLESSIONI

Dopo questa terribile vicenda, accaduta nel ’78 e che non ho mai nascosto, ho avuto, dal punto di vista professionale, un percorso completo senza più un’ombra. Sono rimasto viceprimario nell’ospedale dove si era verificato il fatto e addirittura sono diventato direttore sanitario nel 1985. In seguito, nel ’90, sono stato nominato primario e direttore sanitario in un secondo ospedale. L’università mi ha chiamato per fare delle lezioni.

Dal punto di vista politico, mi sono sottoposto a diversi test elettorali in queste zone e sono sempre stato eletto. È dal ’78, tuttavia, che i miei avversari politici si accaniscono contro di me per quella storia che, peraltro, non ha avuto riflessi nella mia carriera medica. Non riescono a trovare altro per attaccarmi. E sono passati trent’anni. Nel 2001 diedi anche le dimissioni da presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul Ssn, e per il rumore che si fece sulla vicenda fui scartato come possibile ministro della Sanità. Conservo con grande cura una lettera che allora mi scrisse il vicepresidente diessino della Commissione di inchiesta del Senato, Ferdinando Di Orio: “Mi sono sempre dichiarato contrario ad un uso strumentale politico della drammatica vicenda che ti ha coinvolto…Trovo ingiusto e non etico confondere i piani: da quello professionale si passa a quello politico e poi a quello personale, travolgendo in un unico giudizio la dignità e l’umanità della persona…”

Prima di condannare una persona ad un’esecuzione di piazza, come se fosse un mostro, io voglio conoscere bene i fatti e vedere il bilancio della sua vita. Ho sempre vissuto nel rispetto delle leggi e credo che chi abbia pagato il suo debito debba avere i diritti civili.

Sono convintissimo che quella famiglia abbia sofferto molto e che debba avere tutto il risarcimento possibile. Per me è stata una enorme sofferenza, per la mia famiglia un calvario. Non pretendo di cancellare una sentenza definitiva, ma non mi posso rassegnare a dire che sono colpevole per una cosa che non ho commesso. Sin dall’inizio mi sono caricato addosso tutte le responsabilità. Non ho coinvolto nessun collega, nessun primario, nessuna ostetrica, nella convinzione che io fossi, da solo, nelle condizioni di difendere me stesso e gli altri. È chiaro che, visto come è andata, mi chiedo spesso se non fosse stato meglio comportarsi diversamente. Solo una persona poteva avere interesse a falsificare la cartella e quello non ero io, mentre per quanto riguarda il medico che seguì il parto della signora Caffagnini, prima che io arrivassi in sala, era un mio carissimo amico: è morto nel 1990 per un tumore a 46 anni lasciando moglie e figli.

Rassegna stampa

07 maggio 2012
SALUTE: 42 MLN PRE-DIABETICI IN EUROPA, ALLARME PER BOOM BI...
SOLLECITATI INTERVENTI COME AUMENTO PISTE CICLABILI E STRUTTURE SPORTIVE E poi c'e' da considerare l'avanzata dei 'promessi diabetici':...
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30 aprile 2012
CARCERI: TOMASSINI (PDL), BENE SCHIFANI, PIU' ATTENZIONE A D...
Apprezzo pienamente le parole e i giudizi espressi del Presidente del Senato Renato Schifani, ma soprattutto condivido la ferma volonta' di ...
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28 aprile 2012
Sanità, in Italia va meglio che altrove
Anche in questa crisi il nostro sistema garantisce più di altri Paesi avanzati. Germania compresa.
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